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Illuminazione d'interni Mario Bonomo - Maggiori Editore, Rimini 2009

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di Silvano Oldani
Mario Bonomo, laurea in Ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano nel 1951, dirigente industriale, poi libero professionista; direttore della rivista LUCE dal 1970 al 1991, rappresentante italiano nella Divisione IV della CIE per il CNR, da anni docente incaricato di illuminotecnica presso il Corso di Laurea in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, Facoltà di Design. È uno dei più importanti progettisti italiani della luce, tra le numerose realizzazioni ricordiamo: la Basilica di San Marco a Venezia, la Basilica di San Francesco ad Assisi, l'illuminazione interna della Pinacoteca Vaticana, la Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia, il Duomo di Spoleto, il Santuario di Loreto, il Duomo di Lecce. Autore di pubblicazioni di successo, con il suo nuovo libro si rivolge a chi vuole approfondire e conoscere l'illuminotecnica e l'importanza d'una progettazione coordinata nelle sue varie componenti, attraverso lo studio degli elementi e i metodi che condizionano una buona illuminazione compreso le indispensabili nozioni di elettrotecnica applicata.
Lo scorso mese di febbraio è uscito il suo libro"Illuminazione d'interni", edito da Maggioli. Come si legge nella sua prefazione al volume, si tratta di una nuova edizione dopo appena nove anni dalla precedente dal titolo "Teoria e tecnica dell'illuminazione d'interni". Quali sono i motivi che l'hanno spinta ad una riedizione dopo pochi anni? Innanzi tutto l'aggiornamento dei dati relativi alle lampade; in nove anni si sono registrate importanti modifiche nel panorama delle sorgenti luminose: la diffusione delle nuove fluorescenti "sottili", appena di 16 mm di diametro, destinate a soppiantare il formato precedente e a far ridisegnare gli apparecchi d'illuminazione, per renderli più compatti e soprattutto più efficienti; le nuove lampade ad alogeni che recuperano parte delle radiazioni infrarosse, grazie alla pellicola di Cerio applicata sull'ampolla; le lampade fluorescenti compatte di elevata potenza e i Led ad alta efficienza che stanno irrompendo nel nostro settore tanto negli interni che negli esterni. E poi ho voluto integrare il testo con un'ampia documentazione degli impianti più significativi realizzati da me e da altri progettisti, a testimonianza dei buoni risultati che si possono conseguire con una conoscenza approfondita dell'ingegneria della luce (o illuminotecnica), che è la materia trattata nel libro; ho voluto inoltre togliere tutti gli esercizi di cui gran parte dei capitoli erano corredati, per alleggerire il testo e renderlo più adatto ad una cerchia più vasta di lettori di quella degli studenti universitari, ai quali originariamente il libro era destinato. È questo infatti l'obiettivo della Maggioli che ne prevede una diffusione più estesa dell'ambito universitario. Gli esercizi sono ora pubblicati a parte in un volumetto ad uso appunto degli studenti dei corsi di Progettazione illuminotecnica.
A chi è indirizzato il libro, oltre che agli studenti dei Corsi universitari dedicati all'illuminotecnica? Il libro è indirizzato a tutti coloro che devono occuparsi d'illuminazione anche solo come attività complementare, nell'ambito di una progettazione composita di tipo edile, stradale, industriale, ecc., per i quali una certa conoscenza delle possibile tecniche dell'illuminazione è indispensabile per tener conto, fin dai primi approcci progettuali di un'opera, dei vari vincoli che tali tecniche impongono e delle molte opportunità che esse possono offrire. Detta conoscenza non eliminerà la necessità del ricorso ad un professionista dell'illuminazione per una progettazione appropriata, ma consentirà una miglior intesa fra i professionisti e di conseguenza una progettazione più accurata dell'opera. Nella mia esperienza di progettista della luce, posso testimoniare quanto spesso una considerazione inadeguata, da parte del progettista di un'opera, dei vincoli imposti da una razionale illuminazione tanto artificiale quanto naturale, portano a realizzazioni tutt'altro che ottimali o alla necessità di modifiche costose e spesso incomplete alle strutture già compiute.
I suoi libri sono stati sempre accolti dal mondo accademico, dagli studenti, dai lighting designer con grande attenzione e favore. Pensiamo che le ragioni siano riconducibili all'autorevolezza che le è riconosciuta nel mondo dell'illuminotecnica ma anche al fatto che lei riesce nei suoi libri a spiegare concetti non semplici con grande efficacia e chiarezza, da renderli una lettura d'interesse per tutti, ma questo suo nuovo libro di quale preparazione richiede? È necessaria la preparazione acquisita almeno in una scuola media superiore, ad indirizzo tecnico o umanistico; oltre a questo, che è un impegno di studio e di applicazione, richiede la volontà e la passione di voler conoscere e approfondire una disciplina che può concorrere a definire un'identità alle nostre città, migliorare l'ambiente, donarci sotto nuova luce monumenti o luoghi storici di grande bellezza.
Cosa si aspetta dalla diffusione del suo libro, in particolare presso coloro che operano sia pure saltuariamente nel settore della luce? L'impatto che le precedenti edizioni del libro hanno avuto presso gli studenti devo dire che è più che soddisfacente: tutti gli studenti che hanno seguito i nostri Corsi al Politecnico di Milano hanno trovato una rapida ed in generale soddisfacente sistemazione presso l'industria o il commercio del settore, gli studi professionali, l'Università, ecc.; e questo penso sia ascrivibile anche alla disponibilità di buoni testi. L'impatto che mi aspetto da questa nuova edizione nel campo degli operatori del settore è una maggior consapevolezza della complessità della materia, che non può essere affrontata mediante la semplice conoscenza dei programmi di calcolo, come alcuni sembrano ritenere, o dai consigli di qualche "esperto del ramo", se l'obiettivo d'una progettazione è costruire un'installazione eccellente per prestazioni e costi. I programmi di calcolo, infatti, non sono strumenti di progetto, ma di verifica, e per immettere nel programma un'ipotesi progettuale valida, che il programma consentirà di affinare, occorre avere le idee chiare sulle possibili soluzioni ottimali per ciascun caso d'impianto e su come interagiscono le varie grandezze per dar luogo allo scenario luminoso che il progettista ha in mente. E questa chiarezza d'idee si acquisisce soltanto con una buona conoscenza di base dell'illuminotecnica, cui va aggiunta naturalmente la necessaria esperienza.
Lei sottolinea in più occasioni l'importanza nell'illuminazione di una progettazione coordinata, per cui parte della progettazione nel suo complesso, e, come scrive "non marginalizzando la luce a mera struttura di complemento". Sappiamo però che non sempre è così, per cui le chiedo perché c'è ancora un così diffuso ritardo nel comprendere il valore aggiunto di una buona progettazione della luce? Innanzi tutto, occorre tener presente che la progettazione della luce è una disciplina recente, che si è sviluppata sopra tutto negli ultimi cinquant'anni (l'età pressappoco di AIDI); prima, la disponibilità di lampade e apparecchi era limitatissima, le esigenze di una buona illuminazione poco avvertite, la relativa tecnica in massima parte sconosciuta. In secondo luogo, ancora oggi la figura del progettista della luce è poco nota; il cliente o destinatario di un'opera destinata a comprendere anche l'illuminazione (naturale o artificiale che sia) non si cura di accertarsi che il progettista regista dell'opera si avvalga di un professionista della luce, assieme allo strutturista, al geologo, ecc.; né il progettista dell'opera avverte sempre questa necessità. Basti pensare che, fra le diverse tipologie di opere elencate nei bandi ministeriali per l'assegnazione d'incarichi di progettazione e sulle quali il professionista è chiamato a inserire l'importo delle opere progettate, l'illuminazione è assente! Il risultato è che si pensa all'illuminazione ad opera terminata, quando il budget di spesa è stato esaurito e le possibilità di una adeguata progettazione compromesse. In conclusione, la ragione di questo diffuso ritardo nel comprendere l'importanza d'una progettazione professionale della luce risiede essenzialmente nell'ancora scarsa diffusione della sua cultura.
Nel suo libro si parla ampiamente di sorgenti luminose, da quelle ad incandescenza ai Led, cosa ci può dire di più a proposito di questo innovativo, usando le sue parole, "semiconduttore che emette luce quando è percorso da una corrente elettrica"? Credo che assisteremo nei prossimi anni ad una vera rivoluzione nella tecnica degli impianti: i Led sono destinati, a mio parere, a soppiantare le sorgenti tradizionali di luce in moltissime applicazioni, sopra tutto dove è richiesto un efficiente controllo del flusso luminoso, una notevole durata delle lampade, una miniaturizzazione della fonte luminosa, un'elevata efficienza : ma queste doti sono richieste nella generalità degli impianti! Oggi i prezzi dei Led sono molto scesi fino a renderli competitivi con le lampade tradizionali, le ottiche impiegabili realizzano fasci di luce di aperture varie con ottimi rendimenti, la resa cromatica indicata per alcune esecuzioni supera l'Ra 90. Il solo ostacolo per una loro rapida diffusione mi pare consista nella necessità di realizzare apparecchi d'illuminazione del tutto differenti da quelli ai quali siamo abituati e generalmente integrati con le lampade; e quindi si renderà necessario sostituire tutto quanto finora prodotto ed in opera. Questa sarà di sicuro la vera rivoluzione che ci attende nei prossimi anni.
Un'ultima domanda Ing. Bonomo, più volte abbiamo sentito affermare che la figura del lighting designer riveste in molti paesi d'Europa un'identità e un ruolo ben più definito e riconosciuto che in Italia. Una delle ragioni - forse un po' autoreferenziale e limitativa dell'importante ruolo del progettista - è riconducibile alle aziende che dovrebbero limitarsi a progettare e produrre apparecchi, non occupandosi al proprio interno di progettare e realizzare progetti affidandoli invece all'esterno ai lighting designers professionisti. Un tema che credo abbia accompagnato gli ultimi dieci anni di dibattiti estenuanti con pochi risultati in Italia nel rapporto progettisti e aziende produttrici. Lei cosa ne pensa? Anche a costo d'inimicarmi i colleghi, devo dire che non sono le aziende che dovrebbero rinunziare a elaborare progetti d'illuminazione, ma sono i clienti, ed in particolare i professionisti ai quali questi si rivolgono, che dovrebbero sentire la necessità di rivolgersi ad un progettista della luce. Il progetto che l'azienda è chiamata a fare per non scontentare il cliente, o l'architetto che glielo ha chiesto, rappresenta un onere economico che lo rende meno competitivo nei confronti di un concorrente privo di una struttura di progettisti addetti a tale attività. E quindi il ruolo dei professionisti della luce e una loro maggior diffusione e visibilità ritengo sarebbero visti con favore da parte di gran parte delle aziende. Io ritengo che questo processo avverrà gradualmente, man mano che i professionisti aumenteranno di numero e il loro ruolo di conseguenza acquisterà l'importanza che si merita. Certamente si faciliterà questo processo se almeno negli incarichi da parte della pubbliche Amministrazioni fosse esplicitamente richiesta la presenza d'un progettista della luce nel pool dei progettisti. |
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