L’antico e il nuovo: luce, impianti e storia

Un convegno organizzato da AIDI (Associazione Italiana di Illuminazione) sull’importanza della luce per la valorizzazione dei beni artistici e architettonici

Luce e arte un binomio sempre più imprescindibile. Ma in che modo possono coesistere Antico e Nuovo? E in che modo la tecnologia può contribuite a risolvere l’eterna dicotomia esistente fra il presentare e il preservare?

Se ne è parlato oggi a Roma all’Auditorium Pio dell’Istituto Pontificio Orientale con light designer, progettisti, docenti e importanti esponenti del mondo dell’arte e della cultura nel convegno organizzato da AIDI (Associazione Italiana di Illuminazione), un’associazione culturale non profit che si occupa di divulgare e promuovere la “cultura della luce”.

Il convegno ha affrontato le problematiche inerenti l’inserimento e la presenza degli impianti di illuminazione in contesti storici e monumentali che nel nostro Paese sono spesso riconvertiti ad altri usi funzionali, creando a volte persino una situazione di conflitto fra contenitore e contenuto e, grazie al contributo di esperti del settore, si sono analizzate tematiche e casi di studio applicativi nel tentativo di dare una risposta attuale e significativa a questi quesiti

Tra i relatori il presidente di AIDI Margherita Suss, lo storico dell’arte Antonio Paolucci, la responsabile Gabinetto di Conservazione dei Musei Vaticani Vittoria Cimino, Francesco Scoppola direttore generale del settore Educazione e Ricerca del Ministero dei Beni culturali, Stefano Catucci, direttore del master in Lighting designer dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza e Roma 3, Alessandra Reggiani architetto e presidente della Sezione AIDI del Lazio e Molise, Chiara Aghemo, docente del Politecnico di Torino e presidente Sezione AIDI Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, Luca Argentieri esperto in impianti tecnologici e di risparmio energetico e i lighting designer Carolina De Camillis, Francesca Storaro  e Massimo Iarussi.

Il convegno è stato realizzato grazie al contributo economico di ERCO, un’azienda leader nel settore dell’illuminazione museale.

Tante sono state le tematiche trattate, dall’importanza di costruire una forte intesa tra lo storico dell’arte e il progettista di illuminotecnica al ruolo della formazione e della cultura della luce come orientamento, dalla conservazione di un grande museo alle caratteristiche e problematiche normative dell’impiantistica storica. Alcuni case history di progetti importanti come la ricostruzione dell’immagine della Casa di Augusto e della Casa di Livia sul Palatino, la realizzazione della scenografia luminosa del Foro di Augusto, di Nerva e di Traiano a Roma e il nuovo Museo Barberini Corsini Gallerie Nazionali hanno contribuito a chiarire e a sviluppare tutti gli argomenti trattai durante la giornata.

“La luce – spiega Margherita Suss, presidente di AIDI – ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella costruzione degli spazi e nell’esposizione delle opere d’arte e la tecnologia, attraverso la realizzazione di un buon progetto di illuminazione deve recuperare questo valore della luce che se ben contribuisce in modo importante a valorizzare le opere e gli spazi espositivi per poter far emergere meglio i dettagli e la forza espressiva che andrebbero persi con una luce sbagliata. Alla base di tutto quindi ci deve essere un buon progetto e bisogna investire sulla cultura e la formazione, due strumenti fondamentali per poter garantire progetti di qualità che sappiano rispettare gli spazi e gli ambienti soprattutto quando si tratta di luoghi così importanti per il loro valore storico e culturale”. AIDI che ha come mission principale promuovere la cultura della luce ha istituito insieme ad Assil (Associazione Nazionale Produttori Illuminazione) un corso di formazione su questo tema e proprio la luce nell’illuminazione dei beni artistici e architettonici sarà una delle sezioni tematiche che saranno approfondite durante il congresso nazionale che svolgerà a Roma il 17 e 18 maggio prossimo”

Un’attenzione a luoghi e opere auspicata e ribadita anche dallo storico d’arte Antonio Paolucci che parla del rischio che si corre con una cattiva illuminazione di “diventare competitivi o addirittura in contraddizione con la luce che, inventata dall’artista, già abita l’opera d’arte. Bisogna invece ricercare sempre una illuminazione delicata, mai violenta, quando possibile totale ma mai invasiva”.