gandini LUCE 299- 3-2012

NEL RICORDO DI UN IMPRENDITORE DI GENIO: SERGIO GANDINI

di Silvano Oldani

In occasione del convegno “Il design come valore aggiunto della produzione industriale” tenutosi a Brescia nella sala conferenze del Museo di Santa Giulia a giugno del 2009 già osservavamo (in una newsletter AIDI i cui contenuti abbiamo oggi deciso di riprendere su LUCE per i 50 anni di Flos) come si trattasse di un tema non soltanto di grande interesse poiché strettamente legato al mondo del design, al rapporto tra università e impresa, e tra impresa e designer che nel nostro Paese ha contribuito per importanti settori manifatturieri, tra cui quello della luce, al successo del made in Italy nel mondo ma anche che il convegno era stato stato organizzato nel ricordo di una delle figure più prestigiose dell’industria e del design italiano e internazionale: Sergio Gandini. Nome, con quelli dei Gavina, Cassina, i fratelli Achille, Livio e Pier Giacomo Castiglioni, Piero Manzù, Tobia Scarpa, i Sarfatti, o chi, come Pino Tovaglia, ne disegna lo splendido logo o Max Huber che cura i primi cataloghi, segneranno l’immagine negli anni Sessanta di una delle aziende ambasciatrici nel mondo della cultura italiana del design della luce, la Flos.
Come scriveva nell’occasione Stefano Casciani, vicedirettore di Domus, tracciando un breve profilo di Sergio Gandini, “figura d’imprenditore di genio” il suo è stato uno degli sguardi più moderni della creatività e del connubio fra impresa e design nel nostro Paese, ma di Sergio Gandini anche la grande lezione “frutto dell’instancabile e prezioso lavoro iniziato nel lontano 1964 fino al 1996 al vertice della Flos” di un pensiero imprenditoriale capace di feconde intuizioni, che contribuirono, in anni di speranze ma anche di difficoltà per il Paese, indicare regole e nuovi percorsi, che hanno permesso lo sviluppo e l’affermarsi del design in Italia. Per cui, oggi, in anni di profondi cambiamenti in una società globalizzata, nelle strutture produttive, nella tecnologia, nell’innovazione, nello stesso modo d’abitare, pertanto negli stili di vita di tutti noi, questo omaggio a Sergio Gandini e alla Flos, rappresenta un momento importante di riflessione per lo sviluppo del design , “inteso – come scrive Casciani – nell’eccezione più nobile del termine”.
Quell’uomo, Sergio Gandini, che in una lunga intervista alla Rai, molti anni fa spiegava che “anche l’industria può esprimere cultura. È una cultura che non fa il design, ma è una cultura di comportamento e di responsabilità verso il consumatore finale”. Parole che si accompagnavano ad altre parole o ricordi che i giovani e non solo, vorrebbero oggi far proprie o sentirsi ripetere dai loro padri, o dai loro docenti, per molti sentendone profondamente il valore o la privazione. O, raccontando, dell’incontro di come è nata la semplice Parentesi e delle difficoltà costruttive da superare; oppure, il sodalizio e il confronto con i tanti protagonisti di allora, per esempio ricordando l’incontro per l’ottantesimo compleanno di Achille Castiglioni. “Ci siamo rincontrati dopo alcuni mesi, ci siamo abbracciati ed eravamo commossi di essere ancora persone che si divertivano come prima”. Poiché creare, ricercare, disegnare, sperimentare, collaborare, per loro, oltre che lavoro – continuo appassionato impegno – era anche divertimento, gioia in anni in cui mancavano le cose, bisognava soddisfare alcuni bisogni. fare prodotti che fossero possibili e poi, parlando ancora di Achille Castiglioni – ma vale per tanti altri prestigiosi designer – importante è stato rendersi conto che avevamo un modo uguale di vedere e di leggere certe cose, il piano etico, il piano morale, il piano di considerare le persone alla stessa maniera… che porta a un legame più forte, a un rapporto di fiducia”, di cui la creatività si alimenta, rinasce, si trasforma in dono: dono che è stato e continua a essere il design italiano di quei decenni memorabili a cui il mondo ha reso omaggio per la bellezza, innovazione e semplicità. Piero Gandini, che dalla morte del padre nel 1999 è alla guida della società, in un’intervista di alcuni anni fa, ricordandolo, disse :”devo riconoscere a mio padre di avermi dato la possibilità di assumermi la responsabilità delle mie decisioni, anche le più rischiose”. Anche in questo Sergio Gandini, capace di guardare avanti e lungimirante, aveva visto giusto. Le decisioni del figlio furono quelle che diedero avvio a una nuova grande stagione con il nome di un giovane designer, Philippe Starck e la sua lampada Miss Sissi, e altri nomi che hanno segnato la strada degli ultimi quindici anni del design internazionale non solo della luce Jasper Morrison, Antonio Citterio, Patrizia Urquiola, Sebastian Wrong, e altri ancora. Un elenco che si intreccia con quello di altre figure prestigiose del passato i cui nomi sono sui libri e nelle pagine migliori della storia del design non solo italiano, di cui Flos è protagonista. Protagonista a livello mondiale di una storia dove alla base ci sono sempre le parole di quel mitico presidente che abbiamo ascoltato con commozione nell’intervista Rai: quelle che segnarono una parte così importante della sua vita frutto di emozioni, fatti, nomi e amici !le persone più sono di grande valore e più sono semplici, quindi mi sono trovato in un rapporto umano splendido, poiché tutte le cose venivano riportate alla loro semplicità, ad un modo di valutarle “leggero”; nessuno pensava di fare grandissime cose, bisognava fare quello che il mercato chiedeva, quello che loro volevano fare, quello di cui il settore aveva bisogno, senza per questo mai perdere il senso dell’umorismo che reciprocamente e fortunatamente avevamo, e inoltre insieme si “imparava”. La grande e sempre attuale lezione che Sergio Gandini ha saputo trasmettere al mondo del design e a quello dell’impresa italiana, può ancora ben racchiudersi in quelle sue parole, semplici e autorevoli, frutto di ricordi e di esperienze, soprattutto frutto di un incessante rapporto di amore e di passione che, uniti con il talento, costituiscono ancora “valori” preziosi di cui il Design e l’Impresa italiana non possono e non devono mai fare a meno per affrontare la sfida della contemporaneità.

LUCE n.299 – 3/2012

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