Venezia

IL 18 MARZO COM’ERA E DOV’ERA
LA LANTERNA DI PUNTA DELLA DOGANA RITORNA A VENEZIA

La lanterna di Punta della Dogana, manufatto datato tra il 1851 e 1858, ritornerà presto a Venezia ma ora si trova a Longiano, in provincia di Forlì – Cesena, presso l’azienda italiana NERI (Socio AIDI), dove da settimane – in possesso del know-how necessario per riportare il lampione al suo antico splendore rispettando le sue caratteristiche strutturali e artistiche – si stanno occupando con grande attenzione e cura del suo restauro per restituire questo pezzo unico a Venezia il prossimo 18 di marzo.
Ma com’è stato possibile risalire all’identità storica e alla data di fabbricazione di questo importante manufatto della “Serenissima”?
La possibilità di datare e riscoprire l’origine della lanterna è frutto dal prezioso lavoro storiografico operato nel corso degli anni dalla Fondazione Neri – Museo Italiano della Ghisa (LUCE 3/2011, a cura di Cristina Ferrari, in occasione della mostra di manufatti storici a Villa Torlonia, Roma), che ha permesso di operare un confronto con dei reperti originali dell’epoca relativi alla città di Venezia.
Il logo e il marchio rinvenuti durante il restauro del lampione di Punta della Dogana, che doveva essere inizialmente adibito a faro, sono stati confrontati con il marchio di un palo veneziano di tipologia diversa esposto al Museo Italiano della Ghisa: si tratta del marchio della prima fonderia a Venezia, collocata a San Rocco, fondata nel 1851 dallo svedese da anni stabilitosi a Venezia, Teodoro Hasselquist, con Alessandro Palazzi, che rilevò l’altra metà del capitale dell’Accomandita (e l’ingegnere inglese Alfredo Enrico Neville che metteva a disposizione le sue competenze dietro corresponsione del 5% sugli utili della società), che ottenne la licenza dalla Città di Venezia ad esercitare l’attività di fonditore mediante l’ausilio di una nuova caldaia a vapore di fabbricazione belga, facilitato dall’abbondante approvvigionamento di materia prima che arrivava a Venezia dall’Inghilterra.
Liquidato nel 1857 Hasselquist, la fonderia (e il terreno di 10 mila mq) venne rilevata da Palazzi e dal figlio di Alfredo Neville, Enrico Gilberto Munro Neville che cambiò il marchio di fabbrica su tutte le lavorazioni in ferro, dando vita a quella che storicamente è conosciuta come la più antica e importante fonderia di Venezia a metà del 1800: Privilegiata e Premiata Fonderia Veneta di Enrico Gilberto Neville & C. con sede a Venezia. Di Neville ricordiamo la costruzione di due ponti di ferro, uno sul Canal Grande e uno sull’Adige a Verona.
Il lampione ritornerà nella sua cornice originale, a Punta della Dogana, al posto della statua “Ragazzo con la rana” di Charles Ray. Fu tolto nel 2009 per venire incontro alle esigenze della Fondazione Pinault, con un’opera peraltro come molte altre della Fondazione non particolarmente interessanti ma sicuramente di moda nel “mercato” internazionale dell’arte, creando allora molte polemiche tra i veneziani, e solo recentemente dopo una lettera del ministero per i Beni culturali alla Sovrintendenza e al Comune si è dato avvio allo spostamento. Il lavoro di Ray, a tutt’oggi non si sa se troverà posto in altre parti della città o ritornerà, come sarebbe bene, negli spazi della Fondazione, poiché non pensiamo che il Comune di Venezia abbia speso anche soldi per acquistarla. Com’era e dov’era sembra il nuovo messaggio di Venezia, speriamo che lo diventi anche per altre città italiane in molti casi imbarbarite da pessime sculture “assessorili” o “donazioni”.
Sponsor del progetto di recupero e restauro anche Citelum e Gemmo, soci AIDI.