Roma – Mostra Tiziano

TIZIANO
UNA GRANDE MOSTRA ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE
CINQUANTA CAPOLAVORI DAI MUSEI DEL MONDO SOTTO UNA NUOVA LUCE

La Bella (Firenze, Pitti); Flora (Galleria degli Uffizi, Firenze); Danae (Gallerie Nazionali di Capodimonte), commissionata da Alessandro Farnese nel 1543; San Pietro, Alessandro VI e il Vescovo Pesaro (Koninklijk Museum voor Schone Kusten), sono tra le cinquanta mirabili opere del grande maestro della pittura rinascimentale provenienti dai più prestigiosi musei del mondo, che saranno esposte alle Scuderie del Quirinale dal 5 marzo fino al 16 giugno 2013. Con questa mostra, che sarà inaugurata dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si conclude un importantissimo ciclo di rilettura della pittura veneziana e sul ruolo che essa avuto con quella suprema fiorentina, nel rinnovamento della cultura italiana ed europea. Viaggio che molti di voi avranno percorso in questi anni ammirando le altre precedenti e splendide mostre alle Scuderie: da quella di Antonello da Messina (2006) con il meraviglioso San Girolamo nello studio conservato dal 1894 alla National Gallery; quella su Giovanni Bellini (2008) con l’emozionante Presentazione al Tempio; Lorenzo Lotto (2011); Tintoretto (2012) e, ora, Tiziano con la meravigliosa Annunciazione e la sobria raffinatezza in cui sembra di veder scorrere la sua vita nello splendido Autoritratto (Museo del Prado, Madrid). Come scrisse Berenson in un commento estratto dal suo primo volume I Pittori Italiani del Rinascimento, NY e Londra, 1894, introducendo un’edizione di cinquantasei disegni in accurate riproduzioni in fac-simile dedicata ai Pittori Fiorentini, Ed. RAI, 1954, che la contemplazione di queste opere “dovrebbe esercitare l’occhio a riconoscere e a capire che a fondamento di tutta l’arte vera – l’arte quale è stata praticata fino ad oggi per secoli – è il tentativo perenne di tradurre sulla carta o sulla tela, nel legno o nella pietra o nel metallo, quei contorni che l’occhio fortemente dotato sa vedere nella natura e soprattutto nella figura umana…E quei nomi furono fra i più grandi che il nostro mondo abbia avuto e per questa ragione rinnovarono, più e meglio di altri artigiani, le arti visive d’Europa”.
Una mostra importante questa su Tiziano, che ripercorre la vita del grande artista dai suoi esordi veneziani nella sua prima Senseria del Fondaco dei Tedeschi, e le prime pale come l’Assunta nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, o per l’altare in Santa Maria Gloriosa, o gli affreschi nella cappella in Palazzo Ducale Bambino adorata dai Doge Gritti, e gli Evangelisti San Marco e San Luigi, ai grandi ritratti per i dogi, gli Este, i Della Rovere: Francesco e la consorte Eleonora Gonzaga; Carlo V a cavallo o al figlio Filippo II (Museo del Prado). La mostra di Tiziano, alle Scuderie – come altrimenti non si potrebbe – è stata realizzata grazie ai prestiti delle massime istituzioni museali del mondo. Le nostre opere più sublimi, sono infatti anche per il mondo, nei più prestigiosi musei, perché l’arte italiana protagonista di quel rinascimento, è stata arte di grandi personalità che impegnavano un enorme talento, e (sempre Berenson) “non accettando di limitarsi a dare un mero piacere, cercavano instancabilmente di concretare i propri concetti della vita, ed è per questo che quell’arte (quella pittura) affrontò problemi del massimo interesse, offrendone soluzioni che non perderanno mai il loro valore…”. E di questi capolavori, nei secoli, e in Europa, non c’era collezionista, re o museo, che non bramava per averne almeno uno.
Ma una mostra è fatta anche di luce, che concorre, o dovrebbe concorrere (se osserviamo bene l’illuminazione di opere anche in importanti pinacoteche) ad assicurare ai visitatori condizioni ottimali per ammirare le opere e nello stesso tempo assicurarne la protezione. Dunque qualità dalla resa dei colori, la limitazione dell’abbagliamento, la resa del contrasto, che s’identifica con il problema delle riflessioni speculari sulle opere delle sorgenti luminose, non solo puntiformi, ma anche superficiali.
Nella mostra alle Scuderie, grazie alla combinazione di nuove tecnologie relative alle sorgenti, alle ottiche e ai sistemi di controllo digitale degli apparecchi, le opere (grandi dimensioni: pale d’altare, affreschi, oli su teli da 400/700 X 200/250 cm, o piccole e medie dimensioni 100/200 X 100/150 cm ) saranno visibili sotto una luce mai sperimentata prima sia in termini di resa cromatica che di percezione delle profondità suggerite dal tratto pittorico. Gli apparecchi, sono stati realizzati appositamente dall’azienda italiana Targetti, con l’utilizzo delle più recenti scoperte nell’ambito delle neuro-scienze e della neuro-estetica, in particolare la teoria dei neuroni-specchio, il cui funzionamento è stato codificato alla fine degli anni ’90. Grazie alla comprensione del loro “meccanismo” è stato possibile acquisire nuove certezze sul nostro modo di percepire forme e colori. E l’azienda di Firenze, main sponsor e lighting partner della grande mostra, ha coniugato questi studi con le potenzialità offerte dalla tecnologia LED, e prodotto dei proiettori in grado di emettere una luce bianca caratterizzata da uno spettro a “bande soppresse”: il cervello viene indotto ad individuare quelle sfumature che agevolano e potenziano la percezione del senso di tridimensionalità della scena dipinta e una più netta comprensione delle valenze cromatiche della stessa.
Una mostra, dunque, quella che vedremo alle Scuderie del Quirinale, significativa di quello spirito dell’arte e del saper fare, che si esprime nella continua e instancabile ricerca di concetti di vita, tradizione secolare dell’Italia e di molti italiani fino ad oggi. Un’ultima nota: il ciclo di mostre sulla grande arte italiana è iniziato alle Scuderie del Quirinale nel 2006 con Antonello da Messina, e Giorgio Napolitano eletto Presidente della Repubblica. Si conclude nelle stesse sale con la grande mostra di Tiziano, così come termina a Palazzo del Quirinale il settennato del nostro presidente della Repubblica. Quasi un sostato comune, e noi vogliano ringraziarlo per aver svolto l’alto mandato con grande senso di responsabilità, misura e umanità, in anni tra i più travagliati e delicati della vita del nostro Paese.